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Commissione Scientifica:
Armando Gnisci (Coordinatore)
Vincenzo Bellia
Alessandro Tamino

Direttore Amministrativo:
Maria Pompa

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Art Director:
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Redattori:
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Maria Teresa Mattioli
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Martino Pini
Simona Romagnoli



 

 

 

 

 

Le illustrazioni di questo numero sono di Rita Campolo e Alessandro Tamino

Progettazione e realizzazione grafica di questa sezione del sito:
Rita Campolo

 



Rivista semestrale:
N.3 anno 2013
Iscrizione al Tribunale di Roma Registro per la stampa:
N. 0266/2012

 

Sede:
Elma soc.coop.soc.
Via Livorno, 45
00162 Roma
Tel. e  fax: 06. 64220566

 

E' online il nuovo numero della rivista dell'Arte!

scarica la rivista in pdf >>


la rivista dell'Arte

 

Questa rivista nasce dal confluire di varie aree di pensiero, gruppi di lavoro e discipline dalle identità non sempre facili da definire.


Prima di tutto c’è stata La Scuola di Arti Terapie www.scuoladiartiterapie.it, che mosse i primi passi nel 1997, grazie ad Alessandro Tamino e a pochi altri colleghi, tra i quali Vincenzo Bellia, disposti a scommettere su quella strana creatura.
Potremmo quindi considerare come nucleo primigenio della nostra nebulosa proprio l’area delle Arti Terapie, un insieme di discipline dall’ambigua collocazione, tra due universi così vasti e poco delimitabili come quello delle arti e quello delle terapie.

 

Nei paraggi di questo nucleo, Alessandro Tamino e Vincenzo Bellia, con la loro storia di psichiatri, di analisti e di direttori l’uno del modulo formativo di Arte Terapia, l’altro di quello di Danza Movimento Terapia della stessa scuola, fin dai  primi anni di percorso comune hanno cominciato a pensare a un periodico che permettesse loro di condividere e far fermentare le loro esperienze con quelle dei loro allievi, dei colleghi e di una comunità la più ampia possibile. Da tempo avevano persino già trovato il nome per la rivista, appunto La Rivista dell’Arte, considerandola anche potenziale strumento mediatico di una nuova associazione professionale, A.R.T.E. (Associazione per la Ricerca nelle Terapie Espressive), www.assoarte.it, nata per sviluppare  interconnessioni tra i vari ambiti del settore.
La progettazione di strumenti di comunicazione per allargare l’orizzonte di contatti non era però ancora ben definita, anche se i primi passi della web tv www.aliasnetwork.it nelle tendopoli di L’Aquila nella primavera del 2009, mentre la terra ancora vibrava per il terremoto, avevano permesso di capire cose nuove, grazie soprattutto al generoso contributo creativo degli utenti del centro diurno psichiatrico di quella città ferita.

Era necessario qualcos’altro, però, per non rifare il solito già visto e già letto “bollettino dell’associazione” o la classica, validissima ma troppo settoriale, rivista scientifica a tema. Molte le idee in movimento, ma ci voleva un contributo esterno al mondo delle terapie sensu strictiori in grado di catalizzare le reazioni del crogiolo ormai ben caldo. Questo ruolo di catalizzatore va attribuito, del tutto a suo merito, ad Armando Gnisci, uno dei più riconosciuti esperti dei fenomeni di transculturazione, cioè della spontanea tendenza delle diverse culture a imbastardirsi reciprocamente.
Da sempre tesi a collocare la loro prassi medica, psichiatrica, analitica e arte terapeutica su basi antropologico-culturali, Alessandro Tamino e Vincenzo Bellia sentivano il bisogno del confronto con uno studioso qualificatissimo dei fenomeni artistici nella loro intrinseca tendenza a creare nuove sintesi grazie alle interazioni tra le culture.
Armando Gnisci, con la sua competenza specifica nella critica letteraria comparata e sugli scrittori migranti, portava la ricchezza che mancava, lo sguardo del critico attento ai fenomeni artistici esplicitamente legati al processo a cui tutti noi annettiamo l’unica speranza per un futuro: la creolizzazione del pianeta.
Armando Gnisci ha portato in dote a La Rivista dell’Arte non solo il suo patrimonio di natura squisitamente teorica, la costola decisiva che ha permesso il varo di questo veliero è stata infatti strappata dalla sua prestigiosa creatura, la rivista “Kúmá, Creolizzare l’Europa che ora evolve per diventare “Kuma&Transculturazione”. e rinascere nel corpo vivo de La Rivista dell’Arte, donando alla nuova creatura anche il suo marchio, un ideogramma rappresentante un uccello pronto a volare, proprio come nella storia dell’araba fenice. Il logo nacque ispirato da un ideogramma che in lingua Bambara - dell’Africa occidentale subshariana -  indica il concetto di “parola”.

A La Rivista dell’Arte mancava ancora qualcosa, un giornalista coraggioso come Marino Midena, con molti anni di esperienza nel campo delle pubbliche relazioni, pronto a svolgere un ruolo di certo non semplice, il compito di “regolare il traffico” delle idee - apportandone anche di proprie - in un’agorà sicuramente movimentata e potenzialmente caotica. Così promette di diventare questo nostro “sinodo”. Una parola, ci ricorda Armando Gnisci, che prima di cristallizzarsi nell’uso ecclesiastico, indicava niente di più e niente di meno che un comune viaggio creativo.
E poi un editore che, oltre ad avere grande esperienza clinica in ambito psicosociale possedesse anche una cultura imprenditoriale autentica e non assistenzialistica nel cosiddetto terzo settore, quella dell’Associazionismo etico non parassitario e che fosse, questo editore, quindi in grado di articolare progetti  nei quali coniugare rigore scientifico, rigore morale e conti in pareggio.
Maria Pompa, che nonostante la giovane età può infatti vantare un consolidato curriculum che rispecchi appieno queste caratteristiche, era quello che mancava perché l’alchimia potesse finalmente avvenire.

Ci auguriamo, quindi, che il nostro viaggio sia assai movimentato, perché non temiamo il disordine. Pur nella molteplicità degli innesti, infatti, tutti noi abbiamo un punto in comune. Si tratta della convinzione che il benessere individuale, inseparabile dal benessere collettivo, nasca dalla possibilità di condividere esperienze; si tratta dell’idea che a generare le cose ci siano i linguaggi e la necessità di esprimersi e comunicare.
La Rivista dell’Arte non è quindi solo una rivista, ma il franco tentativo di realizzare un altro pezzo di quel particolare modello di comunità terapeutica che ormai da tempo assume fisionomia nella nostra mente, una comunità terapeutica ancora non ben delineata, ma sempre più certa negli affetti, nella quale a curarsi saremo tutti noi; non solo quelli che si siano meritati in sorte una tradizionale diagnosi, ma proprio tutti, tutti quelli che possano condividere almeno una parte, anche piccola, del nostro percorso, del nostro comune percorso.

 
in questo numero: N. 3 Dicembre 2013 ISSN 2281 –3136
avvertenze editoriali


 

 



Vincenzo Bellia, DMT & (COMPLIC)AZIONI TRANSCULTURALI
Vincenzo Bellia, Jenna Colombo, DANZAMOVIMENTOTERAPIA E PSICOLOGIA CLINICA: UN’INTERVISTA
Maria Teresa Mattioli, Barbara Dragoni, Vincenzo Bellia, LA DANZA COME TERAPIA DI COMUNITÀ: IL LARGE GROUP DI DANZAMOVIMENTOTERAPIA
Armando Gnisci, Opera al nero. E luce
Lourdes Vázquez, Claudia y Yo
Armando Gnisci, Mutualità


 


 
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